Oggi a Roma si è riunito il Tavolo automotive convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali, delle Regioni e dei principali soggetti della filiera automotive nazionale. Dal confronto è emersa con forza la necessità di affrontare con urgenza le criticità che stanno interessando il settore automobilistico europeo e italiano, a partire dalla perdita di competitività, dalla contrazione dei volumi produttivi, dalle difficoltà della componentistica e dalla necessità di definire una strategia industriale capace di accompagnare la transizione senza compromettere occupazione, competenze e capacità produttiva.
La crisi dell’automotive non riguarda più singole aziende o singoli stabilimenti ma rappresenta una sfida strategica per il futuro industriale dell’Italia e dell’Europa. La perdita di quote di mercato, la crescente pressione competitiva internazionale, le difficoltà della filiera e la riduzione dei volumi produttivi impongono decisioni rapide e coraggiose. Per AQCF-R non è più il tempo delle analisi: servono scelte concrete per difendere occupazione, competenze, investimenti e capacità produttiva.
Le recenti richieste avanzate da alcuni dei principali costruttori automobilistici europei alla Commissione Europea rappresentano l’ennesimo segnale di un settore che sta attraversando una fase di forte difficoltà. Le aziende chiedono maggiore sostegno agli investimenti necessari per affrontare la transizione energetica e per recuperare competitività in uno scenario globale sempre più complesso.
Negli ultimi mesi assistiamo con crescente preoccupazione a un susseguirsi di annunci relativi a riduzioni di personale, programmi di contenimento dei costi, riorganizzazioni e perdita di quote di mercato da parte di importanti costruttori automobilistici europei. Le recenti mobilitazioni sindacali in Germania presso Volkswagen, Audi, Porsche e Mercedes dimostrano come il disagio stia interessando l’intero comparto automotive europeo.
La realtà dei fatti è che oggi non è in discussione soltanto il futuro di singole aziende, ma la tenuta complessiva dell’industria automobilistica europea e della sua filiera. La crisi coinvolge costruttori, componentisti, Pmi, lavoratori, attività di ricerca e sviluppo e territori che per decenni hanno costruito la propria crescita economica attorno al settore automotive. In Italia operano oltre 5 mila imprese della filiera con circa 272 mila occupati, di cui oltre 170 mila nella sola componentistica. Un patrimonio industriale, tecnologico e professionale che non può essere disperso.
AQCF-R ritiene che tali difficoltà non siano soltanto il risultato della crescente concorrenza internazionale o dell’evoluzione del mercato globale. Una parte significativa delle criticità odierne è anche figlia di un impianto normativo europeo che, pur perseguendo obiettivi ambientali condivisibili, ha spesso trascurato gli effetti industriali, economici e occupazionali delle proprie decisioni.
L’assenza di una reale neutralità tecnologica ha finito per penalizzare l’industria automobilistica europea, imponendo percorsi e tempistiche che hanno aumentato i costi per le imprese e ridotto la loro capacità competitiva rispetto ai principali concorrenti internazionali. Mentre altre aree economiche hanno accompagnato la transizione con massicci investimenti pubblici, politiche industriali coordinate e misure di protezione delle rispettive filiere, l’Europa ha prevalentemente introdotto regolamentazioni e vincoli senza garantire adeguati strumenti di sostegno alla produzione e all’innovazione. Oggi appare indispensabile accelerare la revisione delle normative europee sulle emissioni di CO₂, rafforzare il principio della neutralità tecnologica e costruire una vera strategia industriale europea per l’automotive.
Per AQCF-R la sostenibilità ambientale resta un obiettivo fondamentale, ma deve essere perseguita attraverso un approccio pragmatico fondato sulla neutralità tecnologica. Elettrico, ibrido, range extender, biocarburanti, e-fuels e tutte le tecnologie in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni devono poter concorrere senza preclusioni ideologiche, lasciando che siano il mercato, l’innovazione e l’efficacia ambientale a determinarne il successo.
A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: il costo dell’energia. Oggi molte imprese italiane sostengono costi energetici significativamente superiori rispetto a quelli dei principali competitor europei. Questo divario rappresenta un pesante svantaggio competitivo che rischia di compromettere investimenti, produzioni e occupazione. Senza una politica energetica che garantisca prezzi competitivi e stabili per l’industria, qualsiasi strategia di rilancio dell’automotive rischia di rimanere incompleta. Energia, innovazione e competitività devono diventare parte integrante di una stessa politica industriale nazionale ed europea.
Particolare attenzione deve essere rivolta all’intera filiera della componentistica e alle piccole e medie imprese che ne costituiscono l’ossatura. Molte di queste realtà stanno affrontando una fase di forte pressione finanziaria e necessitano di strumenti concreti per sostenere investimenti, innovazione, digitalizzazione e riconversione produttiva. Difendere la filiera significa difendere occupazione, competenze e capacità produttiva diffuse sul territorio nazionale.
L’Europa deve inoltre dotarsi di una vera politica industriale comune. Non può limitarsi a fissare obiettivi e scadenze: deve creare le condizioni affinché ricerca, sviluppo, progettazione, produzione e occupazione restino sul territorio europeo. Il principio del “Made in Europe” non può rimanere uno slogan ma deve tradursi in misure concrete che favoriscano investimenti, localizzazione produttiva e valorizzazione delle filiere europee. In questo contesto assume particolare rilevanza il concetto di “local content” affinché una quota significativa del valore aggiunto, delle lavorazioni e dell’occupazione rimanga all’interno dell’Unione Europea.
Per AQCF-R è necessario avviare una stagione di investimenti straordinari nelle tecnologie che determineranno la competitività del settore nei prossimi anni: intelligenza artificiale, batterie, software, digitalizzazione, ricerca e sviluppo e formazione delle competenze. La produzione di batterie rappresenta ormai una questione strategica per la sovranità industriale europea così come la capacità di sviluppare competenze avanzate nelle tecnologie che caratterizzeranno la mobilità del futuro.
Allo stesso tempo è fondamentale preservare e rafforzare il patrimonio rappresentato dai centri di ingegneria, progettazione e sviluppo presenti nel nostro paese. Torino, Modena e Pomigliano costituiscono poli di eccellenza che devono continuare ad avere un ruolo centrale nello sviluppo delle future piattaforme, dei nuovi modelli e delle nuove tecnologie. La difesa dell’occupazione passa anche attraverso la tutela delle professionalità altamente qualificate che operano negli enti di ricerca, progettazione e sviluppo.
Per quanto riguarda Stellantis, AQCF-R riconosce alcuni segnali di cambiamento rispetto al recente passato e valuta positivamente il diverso approccio manifestato dall’attuale management nel rapporto con i territori, le istituzioni e le parti sociali. Positivi sono anche alcuni investimenti annunciati nei siti italiani, tra cui il piano da circa 1 miliardo di euro nell’arco dei prossimi cinque anni per Atessa, gli sviluppi previsti a Pomigliano, il consolidamento delle attività a Mirafiori e le prospettive che dovranno essere definite per Cassino, Termoli e Maserati. Tuttavia, gli investimenti da soli non bastano: occorre che siano accompagnati da volumi produttivi adeguati, nuovi modelli, sviluppo delle competenze e una visione industriale di lungo periodo in grado di garantire occupazione, competitività e valorizzazione del patrimonio industriale italiano.
Particolare attenzione dovrà essere riservata a Cassino, dove è necessario consolidare rapidamente le prospettive produttive e occupazionali; a Termoli, che necessita di una chiara missione industriale di lungo periodo; ad Atessa, dove il piano di investimenti annunciato da Stellantis per lo sviluppo della nuova generazione del Ducato e dei veicoli commerciali rappresenta un segnale importante per il futuro dello stabilimento e dell’intera filiera dell’Abruzzo; a Pomigliano, che dovrà trasformare gli annunci industriali in prospettive occupazionali stabili; a Maserati Modena, che attende il completamento del proprio piano industriale; e a Mirafiori, dove l’avvio della produzione della 500 ibrida rappresenta un primo segnale positivo, ma non può essere considerato sufficiente a garantire nel lungo periodo la piena saturazione degli impianti e la stabilità occupazionale. Per AQCF-R sarà necessario accompagnare questa produzione con ulteriori assegnazioni industriali e con una strategia di sviluppo capace di rafforzare il ruolo centrale di Mirafiori nel sistema produttivo nazionale.
La transizione industriale non può essere scaricata sui lavoratori. Servono ammortizzatori sociali adeguati, percorsi di formazione e riqualificazione professionale, accordi di filiera e strumenti che consentano di accompagnare le trasformazioni senza disperdere competenze e professionalità costruite in decenni di storia industriale.
AQCF-R continuerà a sostenere in tutte le sedi istituzionali e di confronto la necessità di una profonda revisione delle politiche europee sull’automotive affinché la transizione ecologica diventi un’opportunità di crescita e non un fattore di indebolimento della base industriale europea.
Non abbiamo più tempo da perdere
Ogni mese che passa senza decisioni concrete significa meno produzione, meno investimenti, meno occupazione e una crescente perdita di competitività dell’industria europea. L’automotive rappresenta uno dei pilastri industriali del continente e della manifattura italiana: difenderlo oggi significa difendere il lavoro, le competenze, la ricerca, l’innovazione e il futuro economico dell’Europa.

















youhost