AQCF-R sostiene con fermezza l’appello congiunto lanciato dai sette amministratori delegati delle principali aziende europee produttrici di camion e van, in occasione del salone Iaa Transportation ad Hannover.
L’iniziativa, promossa nell’ambito dell’Acea – European Autmobile Manufacturers’Association – chiede alla Commissione e al Parlamento europeo di rivedere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ fissati per il settore. Oggi i camion e i van elettrici rappresentano una quota ancora estremamente limitata delle immatricolazioni europee. Nel mercato dei camion, in particolare, la percentuale si ferma appena al 2,4 percento. Eppure l’Unione europea impone una riduzione delle emissioni del 43% entro il 2030, del 64% entro il 2035 e del 90% entro il 2040. Senza infrastrutture adeguate e condizioni industriali sostenibili, questi traguardi non sono realistici e rischiano di compromettere la competitività dell’intero comparto.
AQCF-R condivide l’obiettivo della decarbonizzazione ma respinge scadenze scollegate dalla realtà del mercato. La carenza di infrastrutture di ricarica per camion e van, gli elevati costi energetici, la limitata capacità delle reti e il maggiore prezzo dei veicoli elettrici sono ostacoli concreti; non possono essere scaricati sulle imprese e sui lavoratori.
La Commissione europea deve intervenire con urgenza per rendere la transizione sostenibile sul piano industriale, economico e sociale. La neutralità tecnologica deve essere applicata concretamente, sostenendo tutte le soluzioni capaci di ridurre le emissioni: motorizzazioni ibride, biocarburanti, e-fuel e altre tecnologie a basse emissioni. L’Europa deve accompagnare la trasformazione del settore con investimenti nelle infrastrutture, incentivi alla domanda, politiche energetiche competitive e misure efficaci per sostenere la riconversione della filiera.
AQCF-R non accetterà che obiettivi privi delle necessarie condizioni operative penalizzino l’industria europea, favoriscano i concorrenti extraeuropei e mettano a rischio stabilimenti, competenze professionali e migliaia di posti di lavoro.
La transizione ecologica deve procedere insieme alla crescita industriale e alla tutela dell’occupazione. Senza pragmatismo, investimenti e neutralità tecnologica, l’Europa rischia di indebolire definitivamente uno dei suoi settori strategici.


















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