Le dichiarazioni rese oggi dall’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, rappresentano un passaggio importante per comprendere il posizionamento dell’Italia all’interno della nuova strategia del gruppo e delineano alcuni indirizzi che AQCF-R considera meritevoli di attenzione, soprattutto per il ruolo assegnato all’Italia, alla ricerca e sviluppo, alla valorizzazione dei brand e alla neutralità tecnologica.
Accogliamo con interesse il superamento di una visione fondata esclusivamente sull’elettrico e l’affermazione del principio della neutralità tecnologica, elemento che AQCF-R sostiene da tempo come condizione necessaria per accompagnare una transizione sostenibile sotto il profilo industriale, occupazionale e sociale. La disponibilità a valorizzare soluzioni ibride, elettriche ed endotermiche appare più coerente con l’evoluzione del mercato e con le esigenze dei consumatori.
Riteniamo inoltre significativo il ruolo attribuito all’Italia nella nuova organizzazione del gruppo, con Torino confermata come centro di riferimento europeo e con l’impegno annunciato di rafforzare attività di ricerca e sviluppo, progettazione e innovazione. Le risorse destinate alla ricerca e sviluppo e il coinvolgimento della filiera italiana rappresentano elementi strategici che possono contribuire a consolidare competenze e professionalità presenti nel nostro paese.
Le indicazioni fornite sugli stabilimenti italiani evidenziano la volontà di attribuire missioni produttive specifiche ai diversi siti: dalle nuove e-car di Pomigliano alla 500 ibrida di Mirafiori, dagli investimenti previsti per Atessa ai programmi per Melfi, fino al rilancio dei marchi premium e luxury. In questo contesto apprezziamo il richiamo alla valorizzazione di Alfa Romeo, Maserati e degli altri brand che rappresentano una componente distintiva del patrimonio industriale italiano.
Particolare rilievo assume inoltre il piano annunciato per Atessa, con un investimento superiore a un miliardo di euro destinato alla nuova generazione di veicoli commerciali. Si tratta di un segnale importante per questo stabilimento che rappresenta uno degli asset industriali più rilevanti del gruppo in Europa.
Per AQCF-R sarà fondamentale che a questi investimenti corrispondano adeguati volumi produttivi, il pieno coinvolgimento della filiera nazionale e una prospettiva di sviluppo stabile per le professionalità presenti nel sito e nell’indotto, rafforzando ulteriormente il ruolo strategico di Atessa nel settore dei veicoli commerciali.
Particolarmente interessante appare la scelta di rafforzare una logica di regionalizzazione dello sviluppo prodotto e dei brand, valorizzando maggiormente le specificità dei diversi mercati. Si tratta di un approccio che può offrire nuove opportunità ai centri di sviluppo italiani e contribuire a rafforzare il ruolo dell’ingegneria nazionale all’interno del gruppo.
Permangono tuttavia alcuni aspetti che richiedono ulteriori approfondimenti. Cassino necessita ancora di una prospettiva industriale pienamente definita; Termoli deve consolidare il proprio futuro produttivo dopo il ridimensionamento del progetto gigafactory; Atessa, pur beneficiando di un importante programma di investimenti, dovrà essere accompagnata da volumi produttivi coerenti con le potenzialità del sito e con il ruolo strategico che riveste nel panorama europeo dei veicoli commerciali.
Condividiamo inoltre la necessità di affrontare le questioni legate alla competitività del sistema industriale europeo. Costi energetici elevati, pressione normativa e una transizione non sempre accompagnata da adeguate politiche industriali hanno contribuito alle difficoltà che il settore automotive sta attraversando. Per questo occorre una strategia europea capace di sostenere concretamente il “made in Europe”, tutelare l’industria continentale e favorire condizioni di concorrenza equilibrate a livello globale.
In questo contesto assume particolare importanza il prossimo tavolo Automotive convocato dal governo. AQCF-R ritiene che debba rappresentare un momento di confronto concreto tra istituzioni, imprese e parti sociali per definire una strategia industriale di medio-lungo periodo per il settore. Servono interventi strutturali sui costi energetici, sul sostegno agli investimenti, sulla ricerca e sviluppo, sulla formazione delle competenze e sulla tutela dell’intera filiera automotive italiana.
Al tempo stesso l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo diverso rispetto a quello esercitato negli ultimi anni. L’Unione Europea deve diventare il collante di un dialogo strategico tra i paesi che producono automotive, accompagnando la transizione con risorse adeguate, strumenti industriali e politiche di sostegno alla competitività.
Non possono essere soltanto le regole, spesso difficili da applicare nei tempi e nei modi previsti, a guidare il cambiamento. Occorre costruire un percorso sostenibile che tenga insieme obiettivi ambientali, tutela dell’occupazione, competitività industriale e salvaguardia di settori fondamentali per l’autonomia tecnologica, produttiva e strategica del continente.
La sfida non riguarda soltanto Stellantis, ma il futuro di un comparto che continua a rappresentare uno dei principali motori industriali, occupazionali e tecnologici dell’Europa e dell’Italia. Le incertezze che ancora interessano numerosi stabilimenti europei e italiani, il ricorso agli ammortizzatori sociali e le preoccupazioni che coinvolgono migliaia di lavoratori e le loro famiglie impongono una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Per questo è necessario che alle dichiarazioni di intenti seguano rapidamente azioni concrete, capaci di rafforzare la competitività del settore e di offrire prospettive occupazionali stabili e durature.
Saranno però soprattutto gli investimenti, la crescita dei volumi produttivi e lo sviluppo di nuovi modelli a determinare il successo del percorso annunciato. Da questi elementi dipenderà la capacità di salvaguardare e valorizzare un patrimonio industriale costruito in decenni di storia e competenze, fatto non solo di stabilimenti e linee produttive, ma soprattutto di persone: lavoratori, tecnici, professional, quadri, enti staff, progettisti, ricercatori e ingegneri che rappresentano un capitale umano e professionale di straordinario valore. Un patrimonio che non può essere disperso e che costituisce uno dei principali fattori competitivi su cui costruire il futuro dell’automotive italiano ed europeo.
AQCF-R continuerà a sostenere il confronto con l’azienda e con le istituzioni, nella convinzione che il futuro dell’automotive italiano passi dalla valorizzazione delle competenze, dal rafforzamento della ricerca e sviluppo, dalla tutela dell’occupazione e da una politica industriale che sappia coniugare innovazione, competitività e sostenibilità.
Le indicazioni emerse dall’audizione rappresentano una base di partenza. Saranno però i prossimi mesi, attraverso la definizione dei piani operativi e delle relative ricadute sui singoli siti e sulle professionalità coinvolte, a misurare la reale portata degli impegni annunciati.
















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