Indagare le potenzialità del territorio torinese, le prospettive di Grugliasco e di Mirafiori, unitamente a quelle dell’intero sistema industriale dell’auto del nostro Paese, di fronte alle nuove sfide economiche, tecnologiche e occupazionali che lo scenario globale ci pone, non ultime l’auto elettrica o l’auto senza guidatore, la driverless car. E il prof. Berta ha inquadrato le tendenze in atto nel mercato globale confermando che la partita è tutta da giocare.

Questo è solo il primo di una serie di incontri formativi che organizzeremo insieme alla FIM CISL – commenta Giovanni Serra, Segretario generale AQCF, in cui verranno affrontati argomenti interessanti per i lavoratori, per accrescere le conoscenze sul mondo che ci circonda e dunque affinare le competenze e le capacità di interpretare i cambiamenti e non di subirli, in linea con la nostra missione.

Trasformazioni importanti, e altre ne seguiranno, per i lavoratori, per l’azienda ma anche per i cittadini nei territori dove il Gruppo ha i propri stabilimenti – pensiamo a cosa era Torino nel 1998 con i mondiali di sci e a come oggi la città è molto cambiata. Ci sono nuovi fermenti da cogliere, le sfide sono entusiasmanti ma noi dobbiamo governare il cambiamento, prendendoci le nostre responsabilità. Dobbiamo puntare su una crescita di competenze e sondare il concetto stesso di competenza. Il nostro ruolo è quello di essere attivi e partecipativi dall’interno del sistema, in un percorso comune e condiviso, puntare sulla conoscenza e sulla formazione per sviluppare le nostre competenze e professionalità a tutela dell’occupazione.

Concludo con uno stralcio dell’intervento del professor Berta sull’occupazione e sul futuro delle relazioni sindacali, che condivido pienamente, in cui tra l’altro si mette in evidenza l’attuale inasprimento del trend di polarizzazione del mondo del lavoro, per cui solo il 20-30% della popolazione in età lavorativa ha un’occupazione soddisfacente e stabile.

“Il sindacato – ha evidenziato Berta – è l’elemento connettivo che si rivolge a coloro che pensano che il lavoro di gruppo sia una qualità fondamentale. Per fare ciò bisogna misurarsi con il sistema delle competenze. E il sindacato deve collocarsi in uno spazio di intermediazione ma anche di proposta e deve poter mantenere garanzie di vita anche al di fuori dell’azienda, il pericolo è una società a fortissima polarizzazione. Si profila un grande e gravoso impegno dunque, negli anni a venire, per le organizzazioni di rappresentanza. Infine, i mutamenti di scenario rendono gli strumenti di pianificazione aziendale estremamente inadeguati con le logiche ripercussioni sul piano industriale. E la crisi ha rimesso in gioco tutto. Come avverrà l’uscita della crisi? Con l’innovazione tecnologica! Il cambiamento tecnologico offre la possibilità di cambiamento. Con la tecnologia del modello ‘botta e risposta’ da uno squilibrio nasce l’innovazione. Per Torino il lascito del secolo industriale appena trascorso, il Novecento, è enorme. Adesso stiamo entrando in un’era di cui non riusciamo ancora a vedere i possibili sviluppi. Il sindacato deve preoccuparsi di tenere assieme quanta più gente possibile, in questa fase di transizione. È il compito su cui si giudicherà in futuro la possibilità di sopravvivere”.