Il 10 dicembre 2025 è una data che tutti nel settore automotive hanno segnato sul calendario.
Una data che, secondo gli annunci, dovrebbe finalmente portare chiarezza sulle modifiche al Fit for 55, sul futuro del 2035, sulle tecnologie ammissibili, sulle nuove E-Car e sul quadro complessivo che regolamenterà l’industria europea nei prossimi anni.
Una data che dovrebbe ridurre l’incertezza che paralizza aziende, lavoratori e consumatori.
Ma più ci avviciniamo, più cresce un timore concreto: e se, ancora una volta, non venisse deciso nulla? E se l’Europa scegliesse l’ennesimo rinvio, l’ennesimo “ci aggiorniamo più avanti”, lasciando tutto sospeso in un limbo che dura ormai da anni? L’industria non può più vivere di attese indefinite.
Ogni rinvio produce danni reali, lavoratori e aziende non possono più aspettare
A Bruxelles forse non se ne rendono conto fino in fondo, ma ogni settimana senza una decisione significa progetti rinviati, investimenti congelati, stabilimenti che non sanno quali prodotti preparare, famiglie di lavoratori che vivono nella totale incertezza.
La revisione del 2035 non è un esercizio accademico: da essa dipendono modelli da progettare, linee produttive da convertire o mantenere, strategie di lungo periodo, relazioni industriali e, soprattutto, posti di lavoro. Un nuovo rinvio sarebbe un segnale devastanteper l’intero settore.
La politica delle ideologie ha portato l’Europa fuori dalla realtà
Negli ultimi anni si è preferito seguire una visione ideologica e semplificata della transizione, come se bastasse fissare una data per cambiare tutto. La realtà ha dimostrato il contrario: senza materie prime, senza una rete energetica forte, con costi altissimi e senza autonomia industriale, l’Europa non può fare da sola quello che giganti come Stati Uniti e Cina fanno con risorse, mezzi e strategie completamente diversi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: prezzi delle auto aumentati, incertezza dei consumatori, stabilimenti in cassa integrazione, investimenti che migrano altrove, concorrenza extra-Ue sempre più aggressiva.
Ibridi plug-in, range extender, carburanti alternativi sono tecnologie che possono e devono continuare a esistere dopo il 2035
In questo quadro è fondamentale riconoscere un punto che finora è stato ignorato per motivi puramente ideologici: la transizione ecologica non è un interruttore on-off.
Tecnologie come ibridi plug-in, vetture con sistema range extender, carburanti sintetici e biocarburanti avanzati non sono “il passato”, sono strumenti concreti, già esistenti, affidabili, che possono ridurre immediatamente le emissioni e accompagnare in modo realistico il percorso verso la decarbonizzazione. E soprattutto possono e devono continuare a esistere anche dopo il 2035. Solo dogmatismi ideologici ne hanno impedito finora il riconoscimento ufficiale. La tecnologia va avanti, e l’Europa deve avere il coraggio di ammetterlo.
Multe sulle emissioni, un problema che rischia di soffocare l’industria
Un altro nodo che non può essere rimandato riguarda le multe per le emissioni, ormai diventate una spada di Damocle sulle aziende europee.
Con regole troppo rigide e parametri fuori dalla realtà industriale, molti costruttori rischiano sanzioni miliardarie che tolgono risorse a investimenti, ricerca e posti di lavoro.
Il 10 dicembre deve portare una revisione concreta, pragmatica e immediata di questi meccanismi: non si può parlare di sostenibilità e poi mettere l’industria nell’impossibilità di sostenersi da sola.
E poi c’è il tema più pesante di tutti, il costo dell’energia
Produrre in Europa costa molto più che altrove, e questo è uno dei motivi principali per cui tante attività industriali sono in difficoltà. L’energia è un costo strategico: se non diventa sostenibile, qualunque piano industriale rischia di restare lettera morta.
Il settore automotive continuerà a soffrire finché l’Europa e i governi nazionali non affronteranno con decisione il problema del caro-energia. Senza energia competitiva non ci può essere industria competitiva.
Il 10 dicembre può segnare un cambio di rotta… oppure l’ennesima occasione persa
La data è vicina, ma non ci sono garanzie. E il timore che tutto si risolva in un’altra conferenza stampa vaga, in un altro “continueremo a discuterne”, è forte e giustificato. Il settore, però, è arrivato al limite.
Non si può andare avanti così
Come AQCF-R continueremo a chiedere:
- decisioni e non rinvii,
- regole chiare e non ideologiche,
- neutralità tecnologica vera,
- riconoscimento delle tecnologie già disponibili,
- revisione delle multe sulle emissioni,
- interventi seri sul costo dell’energia.
La transizione ecologica si può fare. Ma si deve fare con chi lavora, non contro chi lavora. Il 10 dicembre può essere una svolta. Oppure il simbolo di un’Europa incapace di decidere.
E noi saremo qui a ricordarlo, con forza.


















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