Tra le novità introdotte per il 2026 in materia di previdenza complementare vi è la modifica del criterio di calcolo del contributo di vigilanza dovuto alla Covip, l’Autorità che vigila sui fondi pensione. Si tratta di un cambiamento che interessa l’intero settore e che assume anche rilevanza per il Fondo Pensione Quadri e Capi Fiat, determinando un incremento significativo dell’onere economico a carico del Fondo.
Dal quest’anno cambia il criterio di calcolo del contributo Covip dovuto dai fondi pensione. Il contributo non sarà più determinato sui flussi contributivi raccolti nell’anno ma sull’intero patrimonio destinato alle prestazioni. Per il Fondo Pensione Quadri e Capi Fiat questa modifica comporta un incremento significativo dell’onere di vigilanza, che risulta sostanzialmente raddoppiato rispetto agli anni precedenti. Il versamento dovrà essere effettuato entro il 30 giugno 2026.

Pur non incidendo direttamente sulle singole posizioni degli iscritti, il nuovo sistema introduce un principio diverso rispetto al passato: la vigilanza viene finanziata sulla base del patrimonio accumulato nel tempo e non più delle nuove contribuzioni. Si tratta di una scelta che può apparire in controtendenza rispetto all’obiettivo, più volte dichiarato dalle istituzioni, di favorire lo sviluppo della previdenza complementare in un Paese che continua a registrare livelli di adesione inferiori rispetto ad altre realtà europee.

La previdenza complementare rappresenta infatti uno strumento sempre più importante per integrare le future pensioni pubbliche. Per questo motivo sarebbe auspicabile che ogni intervento normativo tenesse conto della necessità di preservare la fiducia degli aderenti, garantire stabilità delle regole e contenere gli oneri a carico delle forme pensionistiche.

In un contesto in cui si chiede ai lavoratori di investire con una prospettiva di lungo periodo, la certezza del quadro normativo e fiscale resta un elemento fondamentale per favorire l’adesione e la crescita del sistema.
È altresì corretto evidenziare che il contributo di vigilanza finanzia l’attività svolta dalla Covip per il controllo e la supervisione delle forme pensionistiche complementari. Tuttavia, è difficile individuare per gli iscritti un beneficio diretto derivante da questo incremento del contributo. La maggiore contribuzione richiesta ai fondi pensione non si traduce infatti in nuove prestazioni, maggiori rendimenti o servizi aggiuntivi per gli aderenti, ma in un aumento degli oneri sostenuti dal sistema.

Per questo motivo sarebbe auspicabile che ogni incremento dei costi fosse accompagnato da una chiara evidenza dei benefici prodotti in termini di efficienza, tutela e qualità della vigilanza, così da rafforzare la fiducia degli iscritti nella previdenza complementare. Gli aderenti valutano infatti la previdenza complementare sulla base dei rendimenti, dei costi e dei servizi ricevuti; per tale ragione è legittimo interrogarsi sull’effettiva proporzionalità tra l’aumento dell’onere richiesto ai fondi e il valore aggiunto generato per i lavoratori che vi aderiscono.

In una fase in cui si cerca di promuovere l’adesione alla previdenza complementare, sarebbe opportuno che ogni nuovo costo a carico del sistema fosse giustificato da benefici concreti, misurabili e chiaramente percepibili dagli iscritti.
Sul tema abbiamo già avuto modo di esprimere in più occasioni le nostre perplessità rispetto all’introduzione di un contributo parametrato al patrimonio accumulato. Riteniamo infatti che la previdenza complementare debba essere incentivata e sostenuta, non gravata da oneri crescenti che finiscono per incidere, seppur indirettamente, sull’efficienza complessiva del sistema.

Pur comprendendo la necessità di garantire adeguate risorse all’attività di vigilanza, continuiamo a ritenere che il finanziamento della stessa dovrebbe avvenire attraverso criteri che non penalizzino la crescita del risparmio previdenziale. Più un fondo pensione cresce e più tutela il futuro dei propri aderenti; per questo motivo appare discutibile collegare l’aumento del contributo proprio all’incremento del patrimonio accumulato nel tempo.

La nostra convinzione è che ogni intervento sulla previdenza complementare debba avere come obiettivo prioritario quello di rafforzare la fiducia dei lavoratori, favorire nuove adesioni e valorizzare il risparmio destinato alla pensione, evitando di introdurre meccanismi che possano essere percepiti come un ulteriore costo a carico del sistema senza un corrispondente beneficio diretto e tangibile per gli iscritti.