Alla vigilia dell’Investor Day di Stellantis, AQCF-R auspica una nuova fase per il gruppo e per l’intero settore automotive europeo, fondata su pragmatismo industriale, innovazione e tutela dell’occupazione.

L’Investor Day di Stellantis rappresenta un appuntamento particolarmente importante non solo per il gruppo ma per l’intero comparto automotive europeo che sta attraversando una delle fasi più complesse della propria storia recente.
Gli anni successivi alla nascita di Stellantis e, più recentemente, il cambio di leadership dopo la gestione Tavares, hanno lasciato aperte numerose questioni che riguardano il futuro produttivo, occupazionale e industriale dell’Europa e dell’Italia. I dati sulla produzione e sull’occupazione, le difficoltà del mercato europeo e la crescente competizione internazionale fotografano una situazione che richiede risposte concrete e una visione strategica di lungo periodo.

Alcune delle criticità evidenziate in questi mesi da diverse organizzazioni sindacali, pur partendo da approcci e sensibilità differenti dalle nostre, meritano una riflessione seria perché descrivono problematiche reali che coinvolgono lavoratori, quadri, capi, tecnici, impiegati e l’intero sistema industriale.

AQCF-R ritiene che oggi sia necessario guardare avanti, evitando sia letture propagandistiche sia posizioni ideologiche. La sfida non è essere favorevoli o contrari all’elettrificazione. La vera sfida consiste nel creare le condizioni affinché la transizione possa essere sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
L’errore principale compiuto dall’Europa negli ultimi anni è stato quello di individuare una sola tecnologia come soluzione esclusiva, trasformando di fatto una scelta industriale in un obbligo normativo. Gli obiettivi ambientali sono condivisibili e necessari ma dovrebbero essere perseguiti attraverso il principio della neutralità tecnologica, lasciando spazio all’innovazione e alla concorrenza tra diverse soluzioni: elettrico, ibrido, biocarburanti, idrogeno e tutte le tecnologie che potranno contribuire alla riduzione delle emissioni.

Il mercato non si crea per decreto. Il mercato nasce dall’incontro tra innovazione, competitività, infrastrutture adeguate e soprattutto dalle scelte dei consumatori. Imporre una sola strada rischia di indebolire l’industria europea proprio mentre altri grandi attori globali, a partire dalla Cina e dagli Stati Uniti, stanno adottando approcci molto più pragmatici.
Le recenti partnership annunciate da Stellantis con Dongfeng e Jaguar Land Rover dimostrano come il settore stia entrando in una nuova fase caratterizzata da alleanze strategiche, condivisione di tecnologie e cooperazioni internazionali. Si tratta di scelte che possono rafforzare la competitività globale del Gruppo ma che, allo stesso tempo, rendono ancora più importante chiarire quale sarà il ruolo dell’Italia all’interno della strategia industriale futura.

In questo quadro si inserisce anche la recente conferma della produzione delle future e-car presso lo stabilimento di Pomigliano. Si tratta di un segnale importante che testimonia la volontà di mantenere e sviluppare attività produttive nel nostro paese e che può contribuire a costruire prospettive occupazionali più solide per il sito campano e per l’intera filiera collegata. Al tempo stesso, è necessario mantenere un approccio realistico: la piena valorizzazione di questo progetto richiederà tempi, investimenti e un’attenta verifica dei volumi produttivi e degli impatti occupazionali. Gli annunci rappresentano un passaggio positivo ma il rilancio dell’automotive italiano necessita di una strategia più ampia che coinvolga tutti gli stabilimenti nazionali.

Per il nostro Paese restano centrali alcuni temi fondamentali: il rilancio dei volumi produttivi, la valorizzazione delle competenze presenti negli stabilimenti e negli enti centrali, il rafforzamento della ricerca e sviluppo, la tutela del patrimonio ingegneristico nazionale, la piena realizzazione dei progetti già annunciati e l’assegnazione di nuovi modelli e nuove attività che garantiscano prospettive occupazionali stabili.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche ai siti strategici italiani. Mirafiori, con il lancio della 500 Hybrid, il progetto Green Campus, le attività dell’economia circolare e la presenza delle funzioni centrali e dell’ingegneria, rappresenta un asset fondamentale per il futuro industriale del Gruppo. Allo stesso modo Pomigliano, Melfi, Cassino, Atessa e gli altri stabilimenti italiani devono poter contare su una visione chiara e su investimenti coerenti con l’obiettivo di rafforzare la presenza industriale di Stellantis nel nostro Paese.

AQCF-R guarda con attenzione alle dichiarazioni che saranno rese oggi da Antonio Filosa. La sua esperienza industriale e la conoscenza diretta del settore automotive rappresentano elementi che possono favorire una fase nuova, maggiormente orientata al pragmatismo e alla centralità del prodotto, del cliente e della competitività industriale.
L’auspicio è che il nuovo piano strategico possa offrire una visione chiara per il futuro di Stellantis e dell’Italia, confermando il valore degli stabilimenti italiani, delle attività di ingegneria, del Green Campus di Mirafiori, dei centri di ricerca e delle professionalità che rappresentano un patrimonio fondamentale per il gruppo.

Oggi più che mai l’automotive europeo ha bisogno di una politica industriale che accompagni il cambiamento senza distruggere valore, occupazione e competenze. La sostenibilità ambientale deve procedere insieme alla sostenibilità economica e sociale. Solo così sarà possibile garantire un futuro competitivo all’industria europea e alle nuove generazioni di lavoratori.
L’Europa deve avere il coraggio di correggere gli errori compiuti negli ultimi anni, superando approcci ideologici e favorendo una reale neutralità tecnologica. Non serve scegliere una tecnologia vincente per legge; serve creare le condizioni affinché innovazione, mercato e consumatori possano individuare le soluzioni più efficaci per raggiungere gli obiettivi ambientali. È questa la strada che può consentire di coniugare competitività industriale, occupazione e sostenibilità.