Quale futuro industriale e del lavoro per Torino e il suo territorio? L’incontro-dibattito che si è tenuto oggi a Torino su questo tema, promosso da Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, ha riunito attorno a un tavolo le istituzioni locali, regionali, nazionali ed europee, con la richiesta di rilanciare l’industria torinese, da Stellantis a tutto l’indotto.
In vista di “Innamòrati di Torino” manifestazione prevista per il 14 febbraio, dedicata alla crisi industriale e dell’auto sul territorio metropolitano, il Comune di Torino e la Regione Piemonte hanno sottoscritto la proposta unitaria delle organizzazioni sindacali di creare un Osservatorio sull’automotive. Ma non solo.
È stata condivisa la necessità di politiche industriali più forti e mirate, considerate le criticità che affliggono il sistema industriale locale; fra queste nel settore automotive la crisi produttiva e il calo della produzione, con capacità produttiva sottoutilizzata, l’incertezza del mercato causata dalla transizione verso l’elettrico, la debolezza della filiera componentistica e la dipendenza da fornitori esteri, il declino dell’ export e il forte impatto sull’economia regionale con problemi occupazionali e contratti di solidarietà.
Per Aqcf-r è intervenuto Fabrizio Amante, responsabile territoriale area torinese, ribadendo che l’iniziativa unitaria sindacale è nata dalla consapevolezza che esiste una filiera unica sul territorio torinese, un’ eccellenza che parte dal design e arriva alla consegna finale del veicolo.
“Accanto al tema della perdita dei volumi produttivi, rischiamo di perdere competenze – ha rimarcato Amante – non tanto perchè possano essere esternalizzate o delocalizzate ma per la ‘nostra’ obsolescenza: una parte consistente di risorse umane impiegate nella progettazione e di delivery, nell’arco di cinque, sei, sette anni andrà in pensione e nel contempo assistiamo giorno per giorno all’utilizzo sempre più imponente di nuove tecnologie legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Siamo di fronte a una dicotomia – prosegue Amante: da un lato 18 anni di cassa integrazione, legati alla parte produttiva, costruzione stampi, presse, lastratura, verniciatura e montaggio dello stabilimento, dall’altro i colleghi delle strutture centrali negli ultimi anni non sono stati colpiti dalla cassa integrazione: le attività di ingegneria e sviluppo ci sono perché c’è una professionalità, anche riconosciuta dai francesi, riconosciuta anche dagli americani – vedi i progetti del Renegade ad esempio che sono stati fatti in co-design tra italiani e americani.
Noi a Torino abbiamo tutto il processo, tutta la filiera è consistente, sappiamo fare le macchine, sappiamo lavorare bene. Servono però regole certe per la transizione che non può essere una guerra tra le tecnologie; e gradualità della transizione che deve essere guidata, con la consapevolezza che non diventi una macelleria sociale.
In questi anni la Cina ha acquisito diritti minerari e proprietà in tutto il mondo delle aree che hanno le terre rare, competenze sul processo di sintesi e di spostamento delle terre rare per arrivare alle batterie: una leadership assoluta, senza alcun contrasto.
Questo è un dato di fatto, per questo bisogna puntare sul manufatturiero, riconoscere la professionalità che sta nella progettazione e nell’industrializzazione; ma servono processi di investimento non solo a livello nazionale ma soprattutto a livello europeo per salvaguardare la professionalità che a Torino ancora esiste e per poter guardare in prospettiva al futuro del lavoro sul territorio”.




















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