In occasione del presidio previsto oggi 30 gennaio davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, una corposa delegazione Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf-r di Pomigliano conferma la propria presenza per sostenere le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento Stellantis Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco e dell’intera filiera automotive dell’area metropolitana di Napoli.
La crisi del settore automotive è ormai evidente: da un lato pesano le regole europee sempre più stringenti, dall’altro la concorrenza di paesi come la Cina e di aree dove energia e manodopera hanno costi drasticamente inferiori.
In questo contesto, il 2025 ha segnato per Pomigliano un calo produttivo del –21,9% rispetto al 2024, con 131.180 vetture complessive. La Fiat Panda, pur restando il modello più prodotto in Italia – 112.690 unità, pari al 53% della produzione nazionale – arretra del 14 percento. L’Alfa Romeo Tonale scende del 32% (17.200 unità) mentre il Dodge Hornet è quasi fermo da mesi con appena 1360 unità.
A ciò si aggiunge un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali: 91 giornate di fermo sulla linea Tonale-Hornet e 57 sulla linea Panda, con impatti che vanno da mille a 3750 lavoratori. Da luglio è inoltre attivo un contratto di solidarietà con un utilizzo medio del 39% dell’organico.
A pesare ulteriormente è la concorrenza interna della “Pandona” prodotta in Serbia e della Leapmotor T03, che accentua le difficoltà del sito campano.
Pur essendo prevista l’introduzione della nuova piattaforma Stla Small con due modelli compatti dal 2028 e la conferma della produzione della Pandina fino al 2030, i segnali di rallentamento attuali destano forte preoccupazione.
A questa situazione già complessa si aggiunge l’allarme per la tenuta dell’intero indotto automotive che lavora per Stellantis. Aziende come Tiberina, Marelli, Lear, Fca Services, Fca Security e molte altre stanno subendo pesanti contraccolpi dovuti alla riduzione dei volumi, con ripercussioni dirette su occupazione, investimenti e prospettive industriali.
Si tratta di una filiera strategica, fatta di migliaia di posti di lavoro e competenze specializzate, oggi seriamente a rischio di una programmazione incerta e di un contesto competitivo internazionale sempre più aggressivo. La crisi dell’indotto non è un effetto collaterale: è il segnale più evidente che l’intero ecosistema produttivo sta entrando in una fase critica.
Per questo ribadiamo che il Governo deve individuare risorse adeguate a sostenere la filiera e rilanciare il settore, riconvocando con urgenza il tavolo nazionale dell’automotive. Non possiamo permetterci ritardi mentre altri paesi stanno già investendo. La tenuta degli stabilimenti, dell’indotto e dell’occupazione dipende dalle scelte che verranno prese oggi. Per garantire continuità produttiva e occupazionale è necessario anticipare nel piano industriale i due nuovi modelli compatti previsti dal 2028.
Il presidio di oggi rappresenta un passaggio fondamentale per richiamare istituzioni e azienda alle proprie responsabilità. Pomigliano e il suo indotto non possono essere lasciati soli: servono risposte immediate e un percorso di rilancio che garantisca continuità produttiva, occupazione e sviluppo.



















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